La Roma quotidiana negli scatti del concorso Acer

Premiati i partecipanti alla quarta edizione de “La finestra sul cortile. Roma nascosta”, l’iniziativa promossa da Fondazione Almagià

Sono stati premiati l’11 aprile 2019 i partecipanti alla quarta edizione del concorso  fotografico: “La finestra sul cortile. Roma nascosta”. “Uno scatto rubato. Un invito a guardare la Roma che amiamo – ha detto la presidente della Fondazione Almagià Charis Goretti – la Roma che va salvata”. Scopo del concorso era raccontare la Roma di tutti i giorni: quella dei cortili e dei gesti quotidiani in rapporto all’ambiente architettonico. All’iniziativa, promossa Fondazione Almagià con il contributo di ACER, Sorgente Group, Cassa Edile di Roma e Provincia, CEFMECTP e Ordine degli Architetti di Roma, hanno partecipato novanta concorrenti. Durante la premiazione è stata esposta una selezione di immagini inviate dai partecipanti, oltre a quelle dei vincitori. Sei i finalisti premiati, due le menzioni speciali e un premio destinato alla categoria under30.

“Anche quest’anno, per il quarto anno consecutivo, l’ACER promuove un concorso fotografico su Roma – ha dichiarato il Presidente ACER Nicolò Rebecchini – per riscoprire la Capitale e valorizzare l’immagine della città, come magari non ci appare quotidianamente. E ogni volta si scopre qualcosa di nuovo. Qualcosa che prima, non avevamo visto”. “Molti fotografi hanno colto il dettaglio, indagando la Roma dei cortili, non tutti con la sfrontatezza necessaria, forse arginati dal rispetto per la riservatezza, ma tutti hanno saggiato in uno scatto la sottile linea che divide l’arte dalla vita”, ha aggiunto Giancarlo Goretti, Presidente onorario della Fondazione Almagià.

Per Elisabetta Maggini, consigliere di amministrazione di Sorgente Group, con delega alle relazioni istituzionali: “E’ un piacere per noi sostenere il concorso promosso dalla Fondazione Almagià, anche in virtù dell’interesse sempre dimostrato da Sorgente Group e dalla sua Fondazione, presieduta da Valter Mainetti, per la tutela di tutte le forme d’Arte. Il concorso vuole premiare il gusto e la capacità di cogliere le diverse sfaccettature della nostra città unica al Mondo, esaltandone la bellezza e la necessità di tutelarne il valore e il patrimonio artistico”.

Convegno: come riqualificare le periferie 4.0

Grazie a un approccio trasversale al problema del degrado delle città, alla Casina Valadier sono state lanciate tante idee su rigenerazione e riuso urbano

Roma, 28 marzo 2019. Anche un tema come le periferie può “riscaldare” una tavola rotonda di professionisti e intellettuali, come avvenuto ieri sera alla Casina Valadier in occasione di “Vitruvio 4.0”, ciclo di 5 eventi organizzati da Mitsubishi Electric sul tema della rigenerazione urbana. Le iniziative, organizzate tra Roma e Milano dal gruppo elettronico giapponese, prendono spunto dal concetto di “utilitas” di Vitruvio per capire come l’architettura contemporanea può seguire i grandi movimenti urbanistici.

Per l’incontro sul futuro delle periferie il dibattito si è acceso tra un imprenditore immobiliare (il past president dell’Ance Paolo Buzzetti), un architetto in incognita (il giornalista Sergio Rizzo del Corriere della Sera), il vertice di Legambiente (il vicepresidente Edoardo Zanchini), un regista (Roberto Faenza), uno scrittore (Gianni Biondillo). A moderare la tavola rotonda c’era l’architetto Leopoldo Freyrie che di rigenerazione si è sempre occupato nella sua carriera: oggi lavora sugli scali ferroviari e siede in diversi consigli e associazioni a tema.

Il dibattito si è acceso, in particolare, sull’opportunità di innovare e migliorare le periferie urbane – una su tutto, quella romana – oppure sull’eventualità di preservarne le relative identità, conquistate in anni di abbandono e grazie a fenomeni sociali spontanei. “Le grandi periferie oggi sono tagliate fuori dai fenomeni recenti come la grande mobilità sociale e i cambiamenti nei trasporti (car sharing, nuove esigenze abitative) – ha esordito Freyrie – ma tendono a peggiorare a causa del sovraffollamento e della crisi economica. Non si possono più ignorare certi segnali, piuttosto occorre perseguire un grande piano organico per riqualificarle”. Sulla stessa lunghezza d’onda Sergio Rizzo: “Roma in particolare rappresenta il tipico esempio di degrado delle periferie, separate e delimitate dal resto della città dal grande raccordo anulare. Manca la capacità di alzare il livello di qualità della vita”. Secondo Rizzo un grande intervento per decongestionare il centro della Capitale, e riportare dignità alle borgate, potrebbe essere concentrare gli uffici pubblici, che oggi ospitano circa 200 mila dipendenti, in una sola vasta sede decentrata.

Due interventi si sono rivelati contrari a ricucire il rapporto tra borgate e centro storico: “Le periferie registrano i fermenti culturali più interessanti, attraggono creatività e arte, presentano un intreccio unico tra borghesia, crimine e nuovi fenomeni culturali da tenere d’occhio” – ha rilevato Roberto Faenza, autore tra l’altro di film come “Il delitto di Via Poma” e “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. È stato dello stesso avviso Gianni Biondillo, autore di un libro sulla tangenziale milanese: “Ormai le periferie hanno tradizioni e memorie specifiche, non è giusto che debbano tendere al modello del centro storico. Non esistono più periferie in senso classico perché sono luoghi vivi, ricchi di categorie sociali differenti”.

L’imprenditore Paolo Buzzetti sta spendendo tante energie su Roma con progetti immobiliari ma anche con iniziative istituzionali. Per l’associazione Aspesi Roma, ad esempio, sta costituendo il Laboratorio Permanente Per Roma per coinvolgere manager, imprenditori, professionisti e intellettuali su idee e progetti per il suo rilancio, toccando anche il mondo della cultura e della ricerca. “Quello che manca alla Capitale, in particolare, è una classe politica veramente romana interessata a rilanciare la città. Oggi la stessa amministrazione pubblica sperimenta vere e proprie fughe, gli amministratori più capaci rinunciano a portare avanti il proprio lavoro”. Ma uno dei temi che allontana Roma dalla più moderna ed efficiente Milano, ad esempio, è la discontinuità amministrativa: “I progetti di ampio respiro cadono facilmente appena cambia l’amministrazione capitolina, passano circa dodici anni da quando un imprenditore presenta una proposta a quando iniziano i lavori” – ha proseguito Buzzetti. “Un’altra grave pecca è la scarsa comunicazione con i residenti, che non vengono né informati né tantomeno consultati sul destino del loro quartiere” – ha concluso. Edoardo Zanchini ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i cittadini e ha ricordato il valore delle iniziative spontanee nelle periferie: “Ci sono 8 mila persone senza fissa dimora nella nostra città, ma tanti edifici vuoti che potrebbero essere ripensati con canoni calmierati. È ora di riportare la qualità nella vita delle periferie”.

 

 

Ancora buone notizie per l’hospitality secondo il Sentiment Immobiliare

Secondo la ricerca ideata da Claudio Cacciamani e Valter Mainetti, il mercato è rimasto stabile nel 2018, ma nel 2019 crescerà, soprattutto in alcuni settori immobiliari

Roma, 14 marzo 2019. Sono noti i risultati della ricerca “Sentiment del mercato immobiliare”, elaborata su base quadrimestrale dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma in collaborazione con Sorgente Group e Federimmobiliare, si basa su interviste rivolte a circa duecento operatori del mercato, appartenenti ai settori del trading, development, property management, facility management, progettazione, valutazione, consulenza e finanza immobiliare. In particolare, dovrebbe continuare il periodo d’oro del settore hospitality, in particolare gli alberghi sono considerati un’interessante asset class sulla quale investire. Per residenziale e commerciale resta sempre forte il Nord Ovest, mentre il Centro Italia diventa più attraente e la Capitale torna in evidenza. Per l’anno in corso, quindi, gli operatori confermano un sentiment positivo del mercato in generale e di leggera crescita.

Risultano rinsaldate le attese di quanti per l’anno scorso avevano previsto un assestamento. Per quanto riguarda l’indice Fiups, che sintetizza il Sentiment, il 2018 si è rivelato un anno di tendenziale crescita, visto che si è passati da 19.51 (primo quadrimestre) a 18.59 (secondo) e infine a 19.11 (terzo). Rimane comunque positiva l’aspettativa per il futuro del settore immobiliare secondo il 24 per cento circa degli intervistati, a fronte del 70 per cento che prevede piuttosto la stabilità. Si è sostanzialmente ridotta la quota di coloro che ritengono che avverrà un peggioramento (5 per cento contro 14 per cento di otto mesi fa) e annullata la percentuale dei pessimisti. Un altro segnale positivo nelle aspettative degli operatori immobiliari proviene dalla strategia di business che intendono adottare nella propria attività professionale: cresce la percentuale di quanti prevedono di effettuare nuovi investimenti (46% circa), aumenta la volontà di sviluppare nuove linee di business (34,7%), nessuno vuole ridurre il personale.

Il 39 per cento del campione è convinto che i prezzi rimarranno stabili, con un lieve aumento soprattutto per il comparto alberghiero. Potrebbero invece registrare un affanno il settore commerciale e industriale. Gli alberghi potrebbero anche beneficiare di una riduzione nei tempi di acquisto, segnale che il comparto rimarrà vivace. Lo dimostra la risposta degli operatori alla domanda sulla destinazione d’investimento più interessante, che vede privilegiato l’ambito dell’hospitality, anche in relazione ai possibili eventi sportivi invernali dei prossimi anni e alla crescente attrazione turistica del nostro Paese.

Per quanto riguarda gli investimenti, rimane forte il presidio delle regioni del Nord Ovest soprattutto per il residenziale e per gli uffici. Tuttavia, la novità è nel potere attrattivo del Centro Italia, in particolare  di Roma, che risulta calamitare un interesse maggiore che in passato soprattutto per case (secondo il 22% degli intervistati), uffici (11%), negozi (33%) e, come già visto, hotel (35%). Per questi ultimi risulta interessante e competitivo anche il Sud Italia (23%). In particolare, Roma è appetibile per uffici che si trovano in zone semi-centrali secondo il 65 per cento delle opinioni espresse e per gli hotel più centrali (47%).

 

Home staging: il make up che migliora gli immobili

Si chiama home staging ed è la nuova tendenza in fatto di vendita e affitto, diminuirebbe i tempi di realizzo e persino lo sconto medio praticato

È diventato sempre più popolare e viene ormai preferito per rappresentare un immobile da vendere o affittare al meglio: si tratta dell’home staging, uno strumento che ormai ha anche la sua associazione di categoria, la International Association of Home Staging Professionals (IAHSP) e, in Italia, l’Associazione professionisti home staging Italia.

In che cosa consiste? Si tratta in sostanza di presentare al meglio un appartamento, decorandolo e ammobiliandolo per mostrarne le potenzialità. Dunque un asset fermo sul mercato magari da tanti mesi, viene preso in carico da un team di home stager professionisti, spesso architetti, e con poche giornate di lavoro essere reimmesso sul mercato e venduto magari in poche settimane.

Un esempio: una rinfrescata alle pareti, una buona pulizia, piccole riparazioni, mobili nuovi (anche affittati), allestimento creativo a partire da pochi complementi che danno un’identità a ciascuna stanza, proponendo anche la possibile destinazione. Il processo si può comunque ripartire in una fase di analisi e progettazione, realizzazione virtuale e, infine, pratica. Inizialmente si procede a una valutazione dello spazio, della luce e della ripartizione delle stanze. Poi c’è un’elaborazione grafica su pc, con rendering e video virtuali, con una stima dei costi e tempi. Infine, viene realizzato l’intervento e fotografato adeguatamente sui principali canali di vendita.

A dare linfa al settore è stata, paradossalmente, la crisi degli ultimi anni: l’home staging permette infatti di far emergere una proposta immobiliare in un’offerta che ha superato di molto la domanda, spingendo i prezzi verso il basso. Di conseguenza i tempi di vendita si sono dilatati e sono aumentati gli “sconti” in fase di trattativa, proprio le cose che l’home staging punta a contrastare.

Ma quanto si vende facilmente un immobile che ha beneficiato di azioni di home staging? Secondo Banca d’Italia a febbraio i tempi di vendita, dopo il forte aumento segnato nello scorso trimestre (a 8,2 mesi), si sono riportati a 7,2 mesi, con periodi più brevi nelle aree non urbane. Gli home stagers sostengono che la quota media degli appartamenti sottoposti a interventi è di 54 giorni, con uno sconto del 4 per cento sul prezzo richiesto. Secondo Banca d’Italia il margine medio di sconto sui prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali del venditore è al 10,5. Naturalmente la prassi non è ancora così diffusa, e gli operatori sono solo alcune centinaia in Italia, ma il mercato va tenuto d’occhio.

Attualmente gli home stager sono tendenzialmente donne e svolgono la professione di architetto oppure di interior designer. Per creare una maggiore professionalità e crescita nel settore dovranno nascere accordi con agenzie immobiliari che prevedano l’home staging come una delle fasi della vendita. Infatti la tendenza a ricorrere a questa pratica solo quando l’immobile rimane invenduto a lungo in realtà rende più difficile tutto il processo.

Clienti ideali sono gli appartamenti in affitto breve perché si adattano ad arredamenti più standardizzati e neutri e le nuove costruzioni per le unità in visita.

Il coworking alla prova del mercato

Nel 2018 si sono insediate in Italia alcune realtà specializzate negli spazi di lavoro condiviso. Quest’anno la sfida è consolidare le posizioni e conquistare l’interesse delle aziende

È nato a San Francisco nel 2005 per mettere a comune energie e creatività, ma anche per motivi economici: il coworking sta conquistando l’Italia e non sembra più solo una necessità dei liberi professionisti. Secondo alcuni analisti, il 2018 sarebbe dovuto essere l’anno del lavoro flessibile per l’Italia e in effetti, secondo l’Italian Real Estate Market Outlook di CBRE, da un lato si è rafforzata la presenza di operatori specializzati in uffici temporanei, dall’altra sono nati tanti nuovi operatori specializzati in coworking, specialmente a Milano. Ad esempio nel 2018 a Milano si è radicata una realtà nata all’estero, che probabilmente adesso punterà a conquistare il mercato delle multinazionali, con le quali ha sottoscritto partnership in molti paesi e che necessitano di uno spazio di lavoro “all-inclusive” ad altissimi standard e soprattutto su misura per l’azienda. A Roma, invece, i metri quadri occupati da spazi di coworking sono circa 20 mila ma le prospettive potrebbero essere quelle di una crescita esponenziale, grazie ai nuovi trend nel mercato degli uffici.

Quali sono le caratteristiche del coworking? Si tratta di un contratto vero e proprio ma atipico, cioè non espressamente previsto e disciplinato dal codice civile, del tutto simile alla locazione. All’inizio era un rapporto che riguardava soprattutto le esigenze dei liberi professionisti che, avendo bisogno di un ufficio spesso su richiesta, potevano evitare costi come l’affitto fisso, l’arredamento, i consumi di elettricità e quelli relativi agli strumenti tecnologici necessari per lavorare. Dovendo soddisfare anche le esigenze dei clienti dei professionisti che vi lavorano, i locali tendenzialmente dovrebbero essere facili da raggiungere, con parcheggi vicini, centrali, accoglienti.

Oggetto del contratto può essere una stanza o una scrivania, ma sicuramente uno spazio per il quale non si dovranno affrontare altre spese per l’energia elettrica, pulizia, climatizzazione. Elementi preferenziali sono la disponibilità di sale riunioni e zone relax, con costi aggiuntivi o compresi nel prezzo, il cui utilizzo è sempre regolato dagli accordi del caso.

2019: si punta sulle asset class alternative

L’attenzione verso l’Italia da parte degli investitori resta alta. In arrivo operazioni su outlet e nel settore dell’ospitalità

Alberghi, logistica, commerciale e non performing loans rimangono settori ad alto interesse nel mercato immobiliare. Sono le conclusioni dell’Italian Real Estate Market Outlook, la ricerca di CBRE sul mercato italiano. Se il 2018 è stato un anno che ha risentito molto dei timori legati a una risalita dello spread, ai problemi del credito e alle tensioni fra paesi europei, il 2019 potrebbe invece essere diverso, soprattutto prendendo in considerazione l’andamento dell’investimento in alcuni settori piuttosto che in altri più tradizionali. Il volume degli investimenti nel 2018 nel campo immobiliare è stato di 8,8 miliardi di euro, in flessione rispetto al 2017 quando si era toccato il livello record di 11 miliardi. Il motore delle transazioni continua a essere rappresentato dagli investitori internazionali, che pesano nel 2018 per circa il 65 per cento del totale.

Cresce, ad esempio, il settore della logistica, nel quale gli investimenti sono in totale 1,112 miliardi. Ma per quanto questo dato sia di fatto in contrazione del 10% rispetto al 2017, in realtà va considerato positivamente. L’anno precedente, infatti, era stato contrassegnato dall’operazione Logicor, e al netto di questa il volume degli investimenti è doppio rispetto all’anno precedente. La particolarità è che gli investitori sono stati propensi a sperimentare location nuove, più periferiche, mentre la crescita dell’e-commerce ha influenzato positivamente le performance dell’intero settore. Anche il settore del commercio in generale ha reagito alla contrazione del mercato, con investimenti per 2,243 miliardi di euro, sebbene in leggero calo (-6%) rispetto al 2017. I principali deal hanno riguardato prevalentemente centri commerciali, a conferma della buona performance nel nostro Paese. Secondo il rapporto, nel 2019, potrebbero concretizzarsi alcune grosse operazioni su Factory Outlet, settore che in Italia è ancora da esplorare.

Ma l’asset class più promettente, sempre secondo CBRE, è rappresentata dall’hotellerie, che ha raccolto 1,321 miliardi di investimenti nel 2018 (in linea rispetto al 2017), e promette anche nel 2019 forti volumi di crescita e interesse da parte di investitori internazionali, comprese alcune grandi catene alberghiere. Rimane forte anche l’interesse verso i Non Performing Loans, al secondo posto e prima di Uffici e Studentati.