Ancora buone notizie per l’hospitality secondo il Sentiment Immobiliare

Secondo la ricerca ideata da Claudio Cacciamani e Valter Mainetti, il mercato è rimasto stabile nel 2018, ma nel 2019 crescerà, soprattutto in alcuni settori immobiliari

Roma, 14 marzo 2019. Sono noti i risultati della ricerca “Sentiment del mercato immobiliare”, elaborata su base quadrimestrale dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma in collaborazione con Sorgente Group e Federimmobiliare, si basa su interviste rivolte a circa duecento operatori del mercato, appartenenti ai settori del trading, development, property management, facility management, progettazione, valutazione, consulenza e finanza immobiliare. In particolare, dovrebbe continuare il periodo d’oro del settore hospitality, in particolare gli alberghi sono considerati un’interessante asset class sulla quale investire. Per residenziale e commerciale resta sempre forte il Nord Ovest, mentre il Centro Italia diventa più attraente e la Capitale torna in evidenza. Per l’anno in corso, quindi, gli operatori confermano un sentiment positivo del mercato in generale e di leggera crescita.

Risultano rinsaldate le attese di quanti per l’anno scorso avevano previsto un assestamento. Per quanto riguarda l’indice Fiups, che sintetizza il Sentiment, il 2018 si è rivelato un anno di tendenziale crescita, visto che si è passati da 19.51 (primo quadrimestre) a 18.59 (secondo) e infine a 19.11 (terzo). Rimane comunque positiva l’aspettativa per il futuro del settore immobiliare secondo il 24 per cento circa degli intervistati, a fronte del 70 per cento che prevede piuttosto la stabilità. Si è sostanzialmente ridotta la quota di coloro che ritengono che avverrà un peggioramento (5 per cento contro 14 per cento di otto mesi fa) e annullata la percentuale dei pessimisti. Un altro segnale positivo nelle aspettative degli operatori immobiliari proviene dalla strategia di business che intendono adottare nella propria attività professionale: cresce la percentuale di quanti prevedono di effettuare nuovi investimenti (46% circa), aumenta la volontà di sviluppare nuove linee di business (34,7%), nessuno vuole ridurre il personale.

Il 39 per cento del campione è convinto che i prezzi rimarranno stabili, con un lieve aumento soprattutto per il comparto alberghiero. Potrebbero invece registrare un affanno il settore commerciale e industriale. Gli alberghi potrebbero anche beneficiare di una riduzione nei tempi di acquisto, segnale che il comparto rimarrà vivace. Lo dimostra la risposta degli operatori alla domanda sulla destinazione d’investimento più interessante, che vede privilegiato l’ambito dell’hospitality, anche in relazione ai possibili eventi sportivi invernali dei prossimi anni e alla crescente attrazione turistica del nostro Paese.

Per quanto riguarda gli investimenti, rimane forte il presidio delle regioni del Nord Ovest soprattutto per il residenziale e per gli uffici. Tuttavia, la novità è nel potere attrattivo del Centro Italia, in particolare  di Roma, che risulta calamitare un interesse maggiore che in passato soprattutto per case (secondo il 22% degli intervistati), uffici (11%), negozi (33%) e, come già visto, hotel (35%). Per questi ultimi risulta interessante e competitivo anche il Sud Italia (23%). In particolare, Roma è appetibile per uffici che si trovano in zone semi-centrali secondo il 65 per cento delle opinioni espresse e per gli hotel più centrali (47%).

 

Mercato, la ripresa continua soprattutto nel turismo

Nova Re SIIQ- mercato immobiliare

L’interesse mostrato dagli investitori e i mutui ancora convenienti spingono il settore immobiliare secondo l’ufficio studi di Tecnocasa. In particolare, diminuiscono i tempi di vendita degli immobili e sembrerebbero confermati, anche per i mesi futuri, i volumi già registrati nel 2018, circa 570-580 mila transazioni.

Risultano più interessanti le città che per arrivi turistici, preferenze accordate da studenti e lavoratori fuori sede sono interessanti in termini di rendimenti. In queste località i canoni di locazione potranno aumentare. E questo si rifletterà in particolare sui prezzi, che nelle grandi città, tenderanno persino a salire tra 1% e 3%. Gli aumenti interessano le zone semicentrali e le periferie soprattutto se ben servite dai mezzi pubblici e con un’offerta abitativa di qualità. Continueranno a mostrare trend di stabilità e poca vivacità sia piccoli comuni che i capoluoghi di provincia, ad eccezione della prima cintura delle grandi metropoli, per l’effetto traino dei nuclei urbani limitrofi.

Notizie interessanti anche per le nuove costruzioni, che per la fascia alta saranno interessate da una crescita, anche nei prezzi. Tutto ciò è senz’altro favorito da mutui favorevoli e dal clima di fiducia che potrebbe crescere se si rafforzeranno la ripresa dell’economia e dell’occupazione.